Oltre la parentesi – Fascismo e storia d’Italia nell’interpretazione gramsciana

Aldo Accardo, Gianni Fresu, Oltre la parentesi – Fascismo e storia d’Italia nell’interpretazione gramsciana
Carocci, 2009, pp. 177

ACQUISTA ONLINE

Il fascismo è il tema politico della storia d’Italia che ha dato luogo alla quantità maggiore di studi che hanno posto la propria attenzione ora su questo ora su quell’aspetto – storico, economico, sociale o morale – costitutivo o predominante del fenomeno. Oltre la parentesi, in polemica con le tesi crociane ripercorre i temi della costituzione e dello sviluppo del fascismo in Gramsci, in rapporto al tema delle classi dirigenti nella Storia d’Italia. Una debolezza che affonda le sue radici nell’arresto dello sviluppo capitalistico della civiltà comunale, nella natura cosmopolita dei ceti intellettuali, nella mancata formazione di uno Stato unitario moderno, prima che una serie di concomitanze di carattere internazionale consentissero tale processo. Come rileva Nicola Tranfaglia nella sua prefazione, «il saggio ha il merito di fornire elementi storici e concettuali di grande interesse per analizzare nel lungo periodo gli esiti recenti della difficile crisi che sta attraversando la democrazia repubblicana»

Gli strumenti della politica

Catalogo della biblioteca di Renzo Laconi.

Saggio introduttivo di Gianni Fresu

Catalogo di Roberto Moro e Franco Satta

Aìsara edizioni, Cagliari, (pp. 630)

ACQUISTA ONLINE

Renzo Laconi, politico e intellettuale, ha dedicato le sue energie per fare interagire l’aspirazione alla rinascita economico-sociale della Sardegna con il più complessivo processo di «riforma intellettuale e morale» avviato in Italia con la lotta di liberazione e il varo della Costituzione repubblicana. Nella sua attività politica, così come nei suoi studi, i due livelli – Sardegna-Italia – si integrano in maniera organica. Dalla storia alla politica, dalla politica alla storia, Renzo Laconi ha varcato di continuo la soglia tra questi due versanti, abbattendo tramezzi e muri divisori. La storia non doveva restare patrimonio esclusivo dei grandi santoni del mondo accademico e intellettuale, la politica non doveva rimanere nel chiuso delle burocrazie, tanto del mondo tecnico-amministrativo, quanto dei partiti. L’idea di popolo sardo che Laconi ha teorizzato, come entità mai statica o cristallizzata, nasce dall’appropriazione da parte delle grandi masse popolari isolane degli strumenti intellettuali e organizzativi, fino ad allora recintati alle ristrette élite dei Chierici. La storia e la politica come patrimonio comune e condiviso attraverso il quale pastori, contadini, minatori e lavoratori, sarebbero dovuti divenire protagonisti del proprio processo di emancipazione economica e sociale.

Lenin lettore di Marx

Gianni Fresu, Lenin lettore di Marx
La città del Sole editore, Napoli, 2008, pp. 254
Recensione di Andrea Comincini – su «Recensioni Filosofiche», n. 38, aprile 2009

ACQUISTA ONLINE

Dopo la caduta del muro di Berlino e la recente sconfitta italiana della sinistra comunista, molti studiosi ed intellettuali si sono interrogati sulle fondamenta teoriche di una azione politica volta a sovvertire l’ordine attuale del sistema. Il nuovo libro di Gianni Fresu, esperto di Gramsci ed attento conoscitore delle dinamiche del movimento operaio, ha come obiettivo quello di raccogliere le testimonianze filosofiche nate dal seme fertile della dottrina di Marx e di seguirne l’evoluzione attraverso la Seconda e la Terza Internazionale, fino a giudicarne l’efficacia teoretica e tattica. Il titolo del libro non definisce appieno l’intenso lavoro svolto, poiché l’autore non si confronta soltanto con Lenin, ma anche con gli esponenti più illustri del movimento comunista, fra cui Bernstein, Luxemburg, Kautsky ecc. Chiarificatore è invece il sottotitolo – ovvero “dialettica e determinismo nella storia del movimento operaio” – in quanto delinea maggiormente il terreno nel quale Fresu si è cimentato, accompagnando il lettore nella direzione di una analisi ampia e dettagliata. Nucleo centrale del suo lavoro, infatti, è determinare il più chiaramente possibile le complesse e varie posizioni del socialismo assunte innanzi ai drammatici eventi nati prima e dopo la Rivoluzione d’Ottobre. In un contesto internazionale angosciante, con una guerra mondiale alle porte, la caduta dello Zar, la vecchia Europa scossa e frastornata, è innegabile che il movimento socialista dovette fare scelte tattiche difficilissime, pena la sconfitta su tutti i fronti. Fresu comincia la sua analisi partendo da questo quadro generale e analizza le posizioni revisioniste di Bernstein o di Kautsky, imputando loro sostanzialmente di contenere in sé ancora un certo idealismo borghese o una mancata comprensione del marxismo. Molto chiara per esempio è la dimostrazione della confusione di Kautsky a proposito dei concetti di capitale finanziario ed industriale, la quale in definitiva lo spinge su posizioni interventiste e quindi ad evidenziare quanto un limite teorico possa incidere sulla sfera politica. La disamina ovviamente è complessa ed avvincente, poiché si avvale di un gran numero di documenti, nonché dei testi di Marx medesimo, ed è preferibile rimandare il lettore ad un diretto confronto con i testi per non concedere troppo a eccessive semplificazioni. Da sottolineare invece l’abilità stilistica dello scrittore e la vocazione sistematica, a tratti didattica, capaci di render l’opera facilmente comprensibile e mai pedante: Fresu coglie nell’essenza le incongruenze del pensiero revisionista o di chi dall’ortodossia passò in seguito a posizioni più moderate, perché sa leggere nella realtà le deviazioni e le sconfitte che queste interpretazioni portarono.

Il Diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito

Gianni Fresu

Il Diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci gli intellettuali e il partito

(prefazione Domenico Losurdo)

 

La Città del Sole Napoli, 2005, 290 pp.

ACQUISTA ONLINE

Dar voce alle classi subalterne. Se si può trovare un’aspirazione che nella sua genuina sintetica semplicità colga il senso dell’opera e dell’attività di Antonio Gramsci forse è proprio questa. Il diavolo nell’ampolla rappresenta la metafora della dittatura di ferro degli intellettuali, la più persistente delle superstizioni, quella che condanna le masse ad una condizione immutabile e violenta di subalternità; in essa si legittimano tutti i vincoli di comando e obbedienza dell’eterna distinzione tra dirigenti e diretti. Andare oltre il «cadornismo» significa pertanto rompere il sortilegio della casta sacerdotale degli intellettuali; l’intera produzione teorica di Gramsci ha quest’aspirazione di fondo, l’intera esperienza politica di Gramsci ha questo fine.

Il diavolo nell’ampolla ne ricerca la genesi politico-culturale e l’evoluzione filosofica complessiva attraverso lo snodarsi di un percorso intellettuale, unico nella sua ricchezza e pluralità di direzioni, che si sviluppa in un contesto carico tanto di contraddizioni, quanto di speranze del Novecento. La questione della continuità storica degli intellettuali come ceto, la frattura storica tra lavoro manuale e lavoro intellettuale come autentico snodo da cui si dipanano tanto i rapporti di dominio quanto quelli di sfruttamento propri della società capitalistica, sono rintracciati in questo libro come l’elemento primordiale che sta alla base di riflessioni, ricerche e battaglie che, nella loro continuità, hanno segnato non solo l’esistenza personale di Antonio Gramsci ma l’evoluzione stessa del pensiero marxista a livello mondiale.