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Ecco il moderno principe del popolo

Ecco il moderno principe del popolo

Antonio Gramsci applica al marxismo la lezione di Machiavelli

Martedì 23 giugno 2009
Il volume 14 in uscita domani raccoglie i Quaderni 10, 12, 13 e 18, probabilmente tra i più significativi dell’opera carceraria. I primi due si occupano della filosofia di Benedetto Croce e degli intellettuali nella storia d’Italia; gli altri due analizzano gli scritti di Machiavelli attorno al problema della costruzione di un grande Stato nazionale in Italia, sul modello di quanto avvenuto in Francia e Spagna. Per quanto anche in Machiavelli fosse presente un richiamo al passato di Roma, l’esigenza dello Stato non era ricondotta alle glorie dell’antichità, non aveva significato retorico letterario, ma era desunta da specifiche necessità del presente. Il Segretario fiorentino ha il merito di aver pensato la politica come scienza autonoma con le sue leggi e problematiche peculiari. Sebbene ritenesse esagerate certe rappresentazioni di Machiavelli come scienziato della politica per eccellenza, attuale in ogni tempo, Gramsci nutriva nei suoi confronti un interesse che non era di semplice ricostruzione storiografica.
Come Il Principe aveva posto l’obiettivo della creazione di un moderno Stato unitario in Italia, in una fase di assoluta disgregazione nazionale, così Gramsci si proponeva allora di scrivere un Moderno Principe che affrontasse in termini politici il tema della fondazione di un nuovo Stato, quello dei lavoratori, in una fase di sconfitta e arretramento del movimento operaio. Gramsci ipotizzava la stesura di un Moderno Principe inteso non più come una singola persona ma come un organismo che incarna “plasticamente” la volontà collettiva delle masse popolari, egli pensava ad un moderno partito comunista di massa. Il Principe di Machiavelli non era una fredda utopia ma un “libro vivente”, perché riusciva a fondere l’ideologia e la scienza politica con il mito, perché in esso la concezione politica si impersonava in un condottiero ideale che pur non esistendo nella realtà storica immediata, rappresentava la volontà collettiva di un popolo disperso e polverizzato; un libro che attraverso la sua forma fantastica e artistica aveva la capacità di stimolare, persuadere, suscitare l’organizzazione di quella volontà collettiva. La modernità del Principe stava nella comprensione che senza l’irrompere delle grandi masse nella vita politica non era possibile la formazione di una volontà collettiva nazionale-popolare. Questa intuizione era contenuta nell’idea della riforma della milizia per sostituire i mercenari con una milizia nazionale attraverso l’ingresso delle masse contadine. Dalla restaurazione del 1815 in poi tutta la storia mostrava invece lo sforzo delle classi dominanti per impedire questa irruzione.
L’idea gramsciana di un Moderno Principe, vale a dire l’edificazione di un partito reale espressione delle masse popolari, aveva quale suo intento principale proprio la rottura di questo “equilibrio passivo” tramite la realizzazione di una “riforma intellettuale e morale”, ossia una profonda riforma politica ed economica capace di porre fine alla condizione di subalternità, anzitutto sul piano economico-sociale, delle masse popolari.
GIANNI FRESU